ASI di Rieti: il potere ha celebrato se stesso

La storia è piena di questi eventi. Da sempre il potere ha celebrato se stesso. Solo una democrazia repubblicana degna...

La storia è piena di questi eventi. Da sempre il potere ha celebrato se stesso. Solo una democrazia repubblicana degna di questo nome avrebbe potuto cambiare questo nefasto andazzo. Ma la nostra non è una repubblica democratica vera, è una pseudo repubblica dominata da una casta di politici che perpetuano i loro privilegi auselezionandosi. e autocelebrandosi.
Così è in grande e così è in piccolo. L’autocelebrazione della casta che si è impadronita dell’ex nucleo industriale di Rieti-Cittaducale, che tante speranze aveva accese nella comunità reatina, oggi ridotto ad ecce homo, ne è la dimostrazione più recente.
Tutti sanno, anche i ciechi, che l’ex nucleo industriale è un cimitero di capannoni vuoti e che, quei pochi che ancora ospitano qualche attività industriale degna di questo nome chiudono inesorabilmente i battenti di giorno in giorno. Ora sta per chiudere anche la Schneider, che fino a qualche giorno fa era considerata l’unica erede di una aristocrazia dell’industria ormai defunta.
Io ho vissuto dal di dentro tutta l’epopea del tentativo di industrializzazione del reatino. La cosa fu possibile perché Marzio Bernardinetti, allora senatore della repubblica, riuscì a far inserire il territorio di confine dell’ex regno delle due Sicilie nel territorio del cassa per il Mezzogiorno.
Ottenuto questo primo successo, il caso volle che ad essere eletto nel nostro collegio elettorale della camera dei deputati fosse Franco Maria Malfatti, giovane democristiano protetto dal Amintore Fanfani. La cosa non fu indolore perché per fargli posto Leonardo Leonardi dovette rinunciare alla legittima aspirazione di diventare deputato. E Leonardi è stato uno dei democristiani migliori. Franco Maria ebbe incarichi importanti nel governo italiano e ciò ne agevolò l’azione politica a favore del suo collegio. Purtroppo questo è il meccanismo della partitocrazia. Il territorio di un collegio elettorale se non esprime uomini di peso non otterrà mai niente.
Con tali garanzie la prima a venire fu la Texas Instruments di Dallas che impiantò a Rieti il suo centro di progettazione mondiale. Una vera manna caduta dal cielo. Subito appresso vennero Telettra della Fiat, Intermotor dei Lombardini, la Ariston dei Merloni. Con un cast d’imprese del genere era lecito sperare che l’impresa sarebbe durata per sempre.
Nel momento di migliore espansione il Nucleo così dotato registrò l’occupazione di più di seimila addetti. Un vero boom che generò, per la prima volta dalla nascita della Provincia di Rieti avvenuta nel 1924, un aumento considerevole della popolazione.
Sembrava tutto rose e fiori. Quando il progresso arriva come una manna, tutti pensano che non c’è più nulla da fare. E’ come quando i genitori foraggiano i figli e questi si addormentano nella pigrizia e nell’apatia.

Nessuno di quelli che contano notò che la manna della cassa per i mezzogiorno sarebbe durata per 25 anni, dopo di che quegli incentivi non sarebbero più arrivati. Quindi ci si sarebbe dovuti dar da fare. Bisognava subito iniziare la realizzazione delle infrastrutture necessarie per agevolare i trasporti, per fornire dei servizi reali alle imprese che rendessero più facile la gestione delle loro attività, si sarebbero dovuti attivare servizi di consulenza collettivi accessibili a tutti, soprattutto alle numerose imprese dell’indotto che nacquero al servizio delle necessità delle imprese più grandi.
Niente di tutto questo è stato realizzato. La generazione di politici locali succeduta a Bernardinetti, Malfatti e Leonardi si è adagiata sul vivere di rendita, disputandosi il consenso l’uno a danno dell’altro con favoritismi personali e ripicche ignorando queste esigenze primarie. I vari Ianni, Vella, Antonini, che in quel periodo ebbero le massime responsabilità politiche furono i principali protagonisti di questa epopea del nulla. Solo dopo venti anni, quando ormai i buoi erano scappati dalla stalla, fu inaugurato il centro servizi, quando i servizi quasi non servivano più perché ormai la crisi era alle porte.
L’attuale amministrazione dell’ASI, che oggi si autocelebra, è figlia di questa generazione. Il presidente Ferroni era uno di questi. Ricoprì all’epoca di Ianni-Vella-Antonini (la cosiddetta IVA) varie cariche pubbliche importanti. Fu assessore all’urbanistica del Comune di Rieti, dove avrebbe potuto programmare comunicazioni e strutture urbane, vice presidente e assessore della Provincia, fu consigliere regionale e presidente di commissione.. Ho letto un articolo di Ottorino Pasquetti. anche lui amministratore democristiano protagonista dell’epoca, che Ferroni è un “comunista anomalo custode della memoria” , e come tale oggi si autocelebra. Per verità Ferroni diventò presidente del nucleo industriale con il consenso del sindaco dell’epoca Cicchetti, noto come fascista dichiarato, dopo aver perso la elezione alla carica di sindaco proprio contro lo stesso Cicchetti, e naviga da circa quindici anni al nucleo industriale, oggi ASI, da democristiano, come tutti quegli ex comunisti come lui, a partire da Festuccia, che hanno abbandonato l’abito rosso per incarichi lautamente retribuiti. Pasquetti lo chiama compiaciuto manager di stato.
Questa ASI oggi amministra i resti di quello che fu il Nucleo industriale che oggi, anziché manufatti, produce solo cassa integrazione e da qualche anno ha inaugurato una politica di trasformazione del nucleo in zona commerciale dove pullulano i supermercati che producono lavoro con stipendi di 400-600 euro per commessi e addetti ai servizi.
Ferroni dichiara che d’ora in poi i cappannoni vuoti saranno espropriati. Ce ne sono alcuni che sono stati costruiti molti anni fa e che Ferroni avrebbe dovuto espropriare da anni anziché dare nuove concessioni di terreni.
Ultimamente ha concesso terreni per la realizzazione di impianti inquinanti nocivi per la salute di tutti coloro cha abitano nella zona nord della città, alla pendici del Terminillo, che è naturalmente la più salubre. Per fortuna che il Comitato La Rotonda 2000 di Vazia è riuscito a bloccarne qualcuno!
Ha dotato tutto il territorio del nucleo di marciapiedi realizzando piste ciclabili che non possono funzionare perché continuamente interrotte da ingressi e da altri intoppi. Provare per credere (Io c’ho provato). Invece sono stati lasciati nel degrado tutti i servizi ai lotti a partire da quello delle bocche di presa dell’acqua. Guardare per credere.
La grande risorsa dell’oggi è il Polo logistico di Passo Corese. Una colata di cemento armato da far paura che trasformerà una delle aree naturali ed archeologiche più belle della valle del Tevere, dichiarata parco archeologico dalla regione Lazio, in un mare di capannoni come quelli situati a Rieti-Cittaducale dove presto correranno solo i sorci, come è avvenuto per altre esperienze similari in Italia. La realizzazione della quale ha importato, attraverso il movimento terra, la mafia dalla nostre parti. Si parla di investimenti di grosso impegno che produrranno lavoro. Staremo a vedere. Io credo che saranno capannoni da concedere in affitto per rendite parassitarie, come è avvenuto nel territorio di Rieti-Cittaducale.
Questa è la triste realtà dell’oggi e non saranno né l’autocelebrazione del 50° anniversario in pompa magna, né le laudi di Ottorino Pasquetti, anche lui manager di stato anche se più piccolo di Ferroni, ad imitazione dei poeti laudatori del ’600, a modificare la situazione.
Io penso che ci si dovrebbe coprire la testa di cenere, riconoscere le proprie responsabilità e poi ripartire da zero con umiltà. Solo così si potrebbe essere credibili ad imitazione di Papa Francesco. Mi si perdoni il riferimento irriverente.
E soprattutto ci si dovrebbe rendere conto che è tempo di cambiare i cavalli della diligenza perché troppi km. sono stati ormai percorsi. L’ha capito perfino la democristianeria nazionale, possibile che i politici locali non avvertano questa esigenza? Sindaco, che ne dici? A Melilli è inutile pensare, egli è in altre faccende affaccendato. Pastorelli chissà.

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