Il divo Giulio

L’8 giungo 2008, a commento del film di Paolo Sorrentino dedicato a Giulio Andreotti, scrissi questo articolo che pubblicai su...

L’8 giungo 2008, a commento del film di Paolo Sorrentino dedicato a Giulio Andreotti, scrissi questo articolo che pubblicai su Mondo Sabino, allora cartaceo, con il quale esprimevo il mio parere sul film e sul personaggio al quale era dedicato. Rileggendolo ora mi accorgo che, a distanza di cinque anni, nulla di nuovo si può aggiungere al merito, anche perché da allora ad oggi il personaggio dell’uomo politico si è completamente offuscato. Mentre è vivo e vegeto nella politica italiana il metodo da lui introdotto e sostenuto. Lo ripropongo quindi agli affezionati lettori per una meditazione sui fatti di oggi. E buona lettura.

Conosco Giulio Andreotti da sempre. Da quando cioè ho iniziato a capire di “cosa pubblica” e Lui era un giovanissimo uomo politico emergente. Parlo degli anni ’50. Da qualche giorno è in programmazione nelle sale cinematografiche un film dedicato alla sua parabola politica, certamente la più discussa figura pubblica apparsa durante il secolo ventesimo, o almeno di questi primi sessant’anni di regime repubblicano. Fare un film critico sull’operato di una persona ancora in vita credo sia una delle operazioni più difficili da realizzare e a mio avviso l’operazione non è ben riuscita dal punto di vista dell’analisi, se non solo parzialmente. Intendiamoci si tratta di un bel film, fatto bene dal punto di vita cinematografico con una superba interpretazione di Toni Servillo, uno dei migliori attori oggi in circolazione nel mondo, e bene hanno fatto a Cannes a premiarlo ma il giudizio sull’andreottismo è un’altra cosa e forse non sono ancora maturi i tempi per poterlo capire appieno. Così oggi cercheremo di capire non chi è stato Giulio Andreotti, ma che cosa ha rappresentato e rappresenta ancora l’andreottismo nello sviluppo della coscienza civile del nostro sistema democratico.

L’andreottismo è innanzitutto un metodo di far politica, come del resto si ricava anche dal film. Un metodo che ha come unico scopo la conservazione del potere. E’ celebre la frase del “divo Giulio” che dice: “Il potere logora chi non ce l’ha”. Un uomo politico, secondo questa metodologia, senza potere non esiste, quindi ogni mezzo è buono sia per raggiungerlo che per conservarlo. Questo concetto stravolge il concetto di buono e lo confonde con il concetto opposto di cattivo. Infatti se un’azione è cattiva, ma è utile per raggiungere il potere e conservarlo, diventa buona. Ne risulta una mistura di bene e di male che sconvolge i princìpi su cui si basa la morale cattolica e di quella delle religioni in generale, confinandola in una indefinibile zona d’ombra che offusca la comprensione delle azioni che si compiono. E tutta la vita di Andreotti è offuscata dall’ombra, ancor più offuscata dalla nebbia. La D.C. era un partito formato da tanti partiti chiamati correnti, allora Andreotti si circonda di uomini, chiunque essi fossero, pur di rendere forte numericamente la sua corrente. Non solo discussi come Ciarrapico e Sbardella, ma anche poco adatti a metterlo in ombra e poco pericolosi per tentare di prenderne il posto. Insomma il peggio del personale politico democristiano a disposizione, vedasi ancora Evangelisti e poi l’on. Lima, il referente della mafia siciliana, da questa stessa organizzazione ha trucidato a Mondello perché Andreotti non avrebbe mantenuto le promesse che lo stesso aveva garantito.

Questo del rapporto con la mafia è il capitolo più discusso e delicato della vita del divo Giulio. Nelle inchieste giudiziarie aperte a suo carico dalla Procura della Repubblica di Palermo, capeggiata da Caselli, sono risultati fatti che hanno confermato l’ambiguità del personaggio, come il saluto a Riina con il bacio o i rapporti con i fratelli Salvo. Tutti fatti però offuscati da narrazioni effettuate da pentiti di mafia, una categoria di testimoni dei quali spesso si è servita la stessa mafia per confondere le acque e che spesso hanno raccontato frottole pur di ricavarne vantaggi. Caselli, pur in questa precaria situazione probatoria, ha voluto far processare Andreotti associandolo in prima persona ai mafiosi. Ma è riuscito solo a dargli molti fastidi, così alla fine Andreotti ne è uscito vincitore e Caselli è finito altrove. Io credo che Caselli abbia voluto processare Andreotti non come procuratore della Repubblica, ma come appartenente alla parte politica avversaria usando i mezzi messi a disposizione di una Procura della Repubblica. Una operazione maldestra, offuscata anch’essa dal desiderio di colpire un avversario e non animata da un sincero amore per la giustizia. Il codice penale consente ai giudici di condannare un imputato in presenza di prove certe, non del fumo delle presunzioni, e questo Caselli doveva saperlo! Così, anziché colpire un avversario, Caselli ha contribuito a rafforzarne il mito, specie in un paese dove chi la fa franca diventa subito un eroe, vedasi Berlusconi! Il divo Giulio andava colpito sul suo terreno, quello squisitamente politico, mettendo in evidenza le sue corresponsabilità nella degenerazione della vita democratica repubblicana. Pensare di farlo condannare come un membro effettivo di cosa nostra è stato un errore gravissimo. Occorreva una battaglia in Parlamento per mettere in evidenza le responsabilità delle sue collusioni politiche. Ma la sinistra italiana non ha dimostrato di saper fare tutto questo, o forse non lo poteva nemmeno fare perché anch’essa ha molti scheletri negli armadi di tutta Italia, anche se non di natura mafiosa. Così ci ha provato un magistrato di formazione comunista, solo che ha ottenuto l’effetto contrario perché il divo Giulio ha trionfato ancora una volta e i due concetti di bene e di male ne sono risultati ancor di più confusi agli occhi della frastornata opinione pubblica. E ne è uscito tanto bene che per poco non ridiventava prima presidente del Senato e subito dopo presidente della Repubblica! E forse ha ragione lui: “ Il potere logora chi non ce l’ha”!

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About Gianfranco Paris

Avvocato e giornalista reatino, direttore del periodico indipendente "Mondo Sabino".