Per l’onore d’Italia

Pochi conoscono le gesta di molti sabini che l’8 settembre 1943 occupavano il Montenegro e il Sangiaccato perché militari dell’esercito...

Pochi conoscono le gesta di molti sabini che l’8 settembre 1943 occupavano il Montenegro e il Sangiaccato perché militari dell’esercito italiano in guerra a fianco dei tedeschi contro gli alleati, e che dopo l’annuncio dell’armistizio da parte di Badoglio rifiutarono di arrendersi ai tedeschi che, nel migliore dei casi, intendevano deportarli in Germania. Erano giovani militari dell’Esercito italiano per la maggior parte appartenenti alla Divisione di fanteria “Venezia”, ma anche di formazioni minori, presente in quella parte dei Balcani occupata dalle forze dell’Asse di cui faceva parte l’Italia fascista dei Savoia. Anziché arrendersi, per tre mesi resistettero, combattendo, al tentativo dei tedeschi di annientarli impegnandoli duramente in cruenti scontri che costarono un pesante tributo di sangue. Si trattò di una scelta tragica per tenere fede all’obiettivo primario di salvaguardare il proprio onore militare. Il 2 dicembre di quell’anno i fanti superstiti della Venezia guidati dal generale Vivaldi, e gli alpini della Taurinense che operava nello stesso settore, guidati dal generale Oxilia, riunirono le forze e costituirono la Divisione Italiana Partigiana “Garibaldi” ordinata su tre Brigate e Servizi, trasformando gli organici in quelli più adatti alla guerriglia in montagna ed inserendosi nel II Corpus dell’esercito Popolare Jugoslavo, restando però organicamente Unità dell’Esercito italiano, con propria uniforme e propri simboli distintivi senza alcuna ideologia di partito.

Furono 18 mesi nei quali i nostri giovani combatterono contro i tedeschi ancora tutt’altro che domi, anzi convinti ancora di vincere, ed i loro alleati cetnici, ustascia, una gran parte dei mussulmani e truppe bulgare, contro un freddo eccezionale, contro una forte carenza di vettovaglie, o addirittura in assenza di rifornimenti di ogni tipo, contro la fame, contro le malattie, contro il fatto psicologico di trovarsi in un territorio sul quale gli italiani erano stati occupatori ed oppressori, contro anche qualche umiliazione e contro la terribile nostalgia della patria lontana che sapevano straziata della guerra. Il primo organico della Garibaldi contava 20.000 uomini. Al rimpatrio a Brindisi ne sbarcano 3.800. 3.556 furono i morti accertati, 3.000 i rimpatriati perché feriti e malati, 4.000 i rimpatriati dalla prigionia, i dispersi circa 5.000. La Garibaldi e la Italia furono le uniche Divisioni militari rimpatriate invitte ed in armi alla fine della guerra. Molti furono i giovani sabini che perirono in combattimento, o per malattie contratte a seguito degli stenti patiti per il poco equipaggiamento, per la fame, per l’accanimento dei tedeschi che li consideravano traditori e per la diffidenza degli stessi montenegrini che non si fidavano dei nuovi amici. Vi furono episodi nei quali le Brigate della Garibaldi vennero lasciate sole ad affrontare il tedesco senza il supporto dell’esercito popolare guidato da Tito del quale erano alleate. Dopo tanti anni di oblio e silenzio, oggi comincia ad essere possibile illuminare con la luce della memoria almeno le storie dei più valorosi. Il portabandiera del valore di questi nostri fratelli fu il Serg. Magg. Giovanni Fortuna, nato a Montenero Sabino il 25-3-1920, caduto in combattimento il 1-10-1943 a Persica Jezero in Montenegro, che proveniva dall’84° Fanteria della Divisione Venezia e che, per il suo valore in combattimento, fu insignito di Medaglia di Bronzo al Valor militare alla memoria sul campo.
Altri furono insigniti di Medaglia di Bronzo al valor militare per atti di coraggio compiuti sul campo. Lo furono Anzidei Angelo, Soldato artigliere, nato a Borbona il 27-11-1910; Battisti Giuseppe, Cap. Magg. Fant. Nato a Poggio Bustone il 27-5-1921; D’Ascenzo Pasquale, Carabiniere, nato a Cittaducale il 3-3-1917; Emili Francesco, (detto Franco), Soldato fanteria, nato a Petrella Salto il 12-10-1921 che, rientrato in Italia, fu poi assunto dalla Amministrazione Provinciale di Felice, Soldato artigliere, nato ad Antrodoco il 6-3-1913; Moretti Antonio, Caporale fanteria, nato a Montopoli Sabino il 13-11-1921; Pompili Mario, Soldato artigliere, nato a Sommati di Amatrice il 24-9-1920; Severi Pietro, Soldato fanteria, nato a Castel di Tora il 20-2-1921.

Altri ancora furono insigniti di Croce di guerra al valor militare e furono Battisti Giuseppe, Caporale di fanteria, nato a Poggio Bustone il 27-3-1921, al quale fu poi concessa anche la Medaglia di Bronzo, come sopra ricordato; De Santis Giuseppe, Soldato fanteria, nato a Monteleone Sabino il 14-12-1919; Prosperini Mario, Soldato fanteria nato Petescia (oggi Turania) l’11-6-1921; Ramazzotti Rodolfo, Carabiniere, nato a Monte S. Giovanni il 5-3-1921; Scarlatti Giovanni, Soldato fanteria, nato a Greccio il 27-12-1921; Spadoni Marino, Soldato fanteria, carettiere, nato a Rieti il 20-3-1920; Ursicini Angelo, Soldato fanteria, nato a Rieti il 4-12-1921 e Valentini Emilio, Soldato genio autieri, nato a S. Silvestro il 6-9-1921.
Tra i rimpianti si ha notizia di Virili Giuseppe di Labro, deceduto solo due anni fa, Damiani Americo anch’esso di Labro-Macchie alte; Scossa Nello di Ricatti; Trovatelli Lino di Corese Terra; Gioia Aldo di Poggio Mirteto; Renzi Angelo di Morro-S. Valentino; Marchetti Giuseppe di Rieti; Franceschini Giuseppe di Buonacquisto; Marcucci Loreto di Labro-Macchie alte, che aveva il comando della 1° compagnia del 4° Battaglione, il quale fu ferito il 27-4-1943 a Puljane-Banova Jaruga e che fu rilevato dal compaesano Virili Giuseppe che ne prese il posto, ebbe una gamba amputata e successivamente si sposò in Montenegro dove visse e morì.
Un discorso a parte merita Virili Giuseppe di Labro, per l’azione svolta dopo la guerra per la preservazione della memoria della Garibaldi del Montenegro e per la difesa dei valori del Volontarismo garibaldino. Subito dopo la fine della 2° Guerra Mondiale i Reduci della Divisione che aveva operato in Montenegro si trovarono in difficoltà per il clima politico che si creò a seguito della guerra fredda. Essi avevano combattuto a fianco di Tito che non aveva dimostrato clemenza con gli italiani e che rappresentava il più vicino nuovo nemico alla nostra frontiera orientale.

Iniziò quindi una subdola azione di “damnatio memoriae” tesa ad oscurare tanti sacrifici e tanto valore. I Reduci allora reagirono con la costituzione della Associazione Nazionale Volontari e Reduci Garibaldini (ANVRG) che ha difeso e difende ancora oggi il valore di quella scelta per l’onore militare degli Italiani.
Questa associazione oggi opera in tutta Italia, Virili Giuseppe è stato il vicepresidente della Sezione di Terni e il presidente onorario di quella di Rieti, costituita nel 1999 in occasione del 150° anniversario della Repubblica Romana per la celebrazione del quale l’A.N.V.R.G. fece apporre sotto i portici del Comune di Rieti una targa per ricordare i quattro illustri sabini che nel 1849 furono eletti alla assemblea costituente della Repubblica Romana che redasse ed approvò la prima costituzione democratica repubblicana della storia mondiale, poi presa a modello dai costituenti della Repubblica italiana nel 1946-48, e che per questa scelta pagarono un altissimo prezzo personale.

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About Gianfranco Paris

Avvocato e giornalista reatino, direttore del periodico indipendente "Mondo Sabino".