Stragi naziste del 1944: quali verità

A proposito delle verità invocate da Pierluigi Felli sulle stragi naziste avvenute in Sabina durante la Pasqua del 1944 desidero...

A proposito delle verità invocate da Pierluigi Felli sulle stragi naziste avvenute in Sabina durante la Pasqua del 1944 desidero suggerire, a coloro che vogliano veder chiaro su quei fatti, la lettura di due libri sull’argomento “Sabina Anno Zero” di Pietro Pileri, basato sulla cronaca dell’epoca e sui ricordi dei protagonisti sopravvissuti, fatto ristampare qualche anno fa dalla Provincia, ma scarsamente diffuso, e il recente “La guerra in Sabina” di Antonio Cipolloni, che ricostruisce con lettura di documenti e con metodo storiograficamente ineccepibile il perché di quell’eccidio.

Cipolloni dimostra come, a monte delle disposizioni di Kesserling, c’erano le relazioni del capo della Provincia di Rieti dr. Di Marsciano, basate sì sui rapporti dei Carabinieri dei vari comuni ma opportunamente gonfiate, che incitavano il comando tedesco ad inveire contro la popolazione sabina dopo la cocente sconfitta riportata dai militi della guardia nazionale repubblicana (g.n.r.) della R.S.I. alle sue dipendenze, riportata nella battaglia di Poggio Bustone susseguita alla spedizione punitiva voluta dal Di Marsciano, che costò la vita di abitanti di Poggio Bustone e di militi repubblichini, e dopo la morte del Commissario prefettizio del comune di Leonessa avvenuta al passo del Fuscello ad opera dei partigiani.
Fatti questi di lieve entità rispetto all’economia di guerra e alle esigenze di sicurezza dell’esercito tedesco, ma determinanti per consentire al Capo di una delle Province della R.S.I. il controllo assoluto del territorio.
Infatti in tutte le stragi effettuate in Sabina furono sempre presenti, ed in modo determinante, gruppi di g.n.r. che concorsero in modo determinante ai rastrellamenti e alle fucilazioni, in particolare nell’eccidio di Leonessa, come storicamente documentato.
Se pertanto è vero che i tedeschi operarono con più ferocia in quei giorni in Sabina su ordine di Kesserling, è altrettanto vero che ciò accadde perché la struttura repressiva provinciale della R.S.I. lo chiese esagerando fatti che per i tedeschi erano di per sé secondari, ma importanti per Di Marsciano allo scopo di tenere la popolazione in soggezione per far cessare la massiccia renitenza alla leva che gli abitanti della Sabina avevano opposto alla leva militare proclamata dal Governo di Salò.

Giudicare i fatti storici basandosi sulla lettura di un solo documento, ma ignorando il complesso delle altre fonti che li riguardano, quasi sempre porta lontano dalla verità e non contribuisce a fare chiarezza.

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About Gianfranco Paris

Avvocato e giornalista reatino, direttore del periodico indipendente "Mondo Sabino".