Dura lex sed lex?

Risposta allo articolo di Alessandro De Nicola pubblicato su L’Espresso n. 1 del 4 gennaio nella rubrica Provocazioni. Ho letto...

Risposta allo articolo di Alessandro De Nicola pubblicato su L’Espresso n. 1 del 4 gennaio nella rubrica Provocazioni.

Ho letto con sorpreso stupore su L’Espresso del 4 gennaio, nella rubrica Provocazioni, l’intervento di Alessandro De Nicola. Si tratta di una analisi del tutto astratta della realtà carceraria, realtà che il signor De Nicola dimostra di non conoscere affatto nella sua triste concretezza.
Egli afferma che sbaglia chi sostiene la necessità di una amnistia e di un indulto perché “ il delinquente razionale fa un calcolo implicito e moltiplica il beneficio che riceve dal commettere un delitto per la pena che gli viene comminata e la probabilità di essere beccato e di scontarla: se il risultato è positivo violerà la legge”. In questo caso il crimine paga e si è incentivati a delinquere. Infatti le carceri – continua il De Nicola – si riempiono di nuovo subito e quindi è giusto che i provvedimenti di clemenza non si prendano.
Scrivendo questo il “provocatore” dimostra di ignorare completamente la realtà carceraria italiana, ma ne parla solo per sentito dire.
Ignora ad esempio che in carcere c’è una percentuale di oltre il 20% di detenuti in attesa di giudizio, che in carcere non ci dovrebbero stare e che invece lo affollano per molti mesi, addirittura per anni. Che più della metà di costoro saranno riconosciuti innocenti, e che per questo subiscono un vero e proprio sopruso da parte di quello Stato che il De Nicola vuole proteggere!
Ignora che la legge Bossi-Fini per motivi elettorali ha riempito le carceri di clandestini, sono un terzo degli abitanti delle celle carcerarie, che invece, se fossero regolarizzati, non solo non delinquerebbero, ma sarebbero utili alla nostra economia.
Ignora che la legge Fini-Giovanardi, sempre per motivi elettoralistici, ha riempito con un altro terzo le stesse celle di poveri ragazzi anche per pochi grammi di droga leggera, lasciando i commercianti di droga vera liberi di rastrellare capitali da riciclare.
Il provvedimento di amnistia e di indulto è necessario non per questioni astratte di principio, ma perché la realtà politica italiana tiene in carcere chi non è stato ancora condannato, con ciò violando la costituzione italiana, tiene in carcere i drogatelli e coloro che sono venuti in Italia per cercare una vita migliore e che una scellerata politica costringe a delinquere per tenerla in soggezione e poterla sfruttare al meglio.
L’indulto e l’amnistia sono necessari per rimuovere nell’immediato un problema che da un momento all’altro può creare gravissimi tumulti negli istituti penitenziari, restituire dignità ai carcerati nel rispetto della dignità umana e della costituzione, e consentire finalmente al governo Monti di varare quei provvedimenti che restituiscano la normalità nelle carceri mettendo un mattone serio per la riforma della giustizia che non si risolve solo con i braccialetti elettronici o con le cauzioni come afferma De Nicola, ma con togliere dai tavoli dei giudici e dei cancellieri dei tribunali i milioni di processi inutili per reati inventati solo per far prendere voti alla Lega e alla destra agitando lo spauracchio della sicurezza pubblica.
L’indulto e l’amnistia chiesti dai Radicali sono dettati da stato di necessità, non da motivi di adesione ideologica, sono il presupposto perché il governo Monti e la ministra Severino possano dare il via ad una seria riforma delle giustizia con l’eliminazione di milioni di fascicoli di arretrato.
Un settimanale come l’Espresso, per la sua collocazione e per tutta la sua storia, non può essere d’accordo con le conclusioni di De Nicola che chiude la sua provocazione chiedendo la riadattazione delle caserme in disuso a luoghi di detenzione, dimenticando che non c’è un soldo nemmeno per assumere un nuovo agente di custodia per far funzionare la case circondariali esistenti, ma vuote come quella di Rieti, figuratevi per nuovi appalti, e addirittura la privatizzazione della istituzione carceraria affidando agli imprenditori i servizi di gestione delle stesse. Addirittura egli si ritiene favorevole ad affidare ai privati anche il servizio di sorveglianza.
Così ben presto tutto il personale di custodia sarà trasformato in un mucchio di precari alla mercé dei manager dei vari servizi e magari saranno assoldati dei mercenari per riportare i riottosi in carcere, come accadeva nel Far West degli USA nel diciannovesimo secolo, pagandoli con sistemi analoghi alle taglie.
Buon anno.

Avv. Gianfranco Paris

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About Gianfranco Paris

Avvocato e giornalista reatino, direttore del periodico indipendente "Mondo Sabino".