La coerenza non ha l’elastico come le mutande

Ora a Rieti abbiamo un nuovo padrone. Un baraccone commerciale che si “fregia” del nome di cooperativa, che di cooperativo...

Ora a Rieti abbiamo un nuovo padrone. Un baraccone commerciale che si “fregia” del nome di cooperativa, che di cooperativo non ha un bel niente, e che a suon di milioni vuole che la città metta a sua disposizione scelte urbanistiche, licenze edilizie e quant’altro necessario a garantirgli utili e sottogoverno al servizio dei partiti che lo hanno inventato e che lo sostengono.
E’ una storia che dura da decenni, dagli anni settanta del secolo scorso, quando i partiti italiani scoprirono che le cooperative potevano fare la concorrenza agli industriali e ai commercianti. A Rieti i primi esempi si ebbero nel campo dell’edilizia. Subito dopo l’approvazione della legge sui suoli, che avrebbe dovuto mettere finalmente ordine nel caos della speculazione urbanistica dei palazzinari dell’epoca in tutta l’Italia, i partiti scesero in campo con le cooperative rosse, bianche e verdi-rosa, a seconda del colore politico al quale si riferivano, che ottennero i primi finanziamenti della legge Bucalossi destinati all’edilizia economica e popolare. A Rieti ne beneficiò anche il Nucleo industriale con molti alloggi che furono costruiti a Santa Rufina.
All’inizio le cooperative fecero da sé, ma ben presto i palazzinari per scongiurare il pericolo della concorrenza (questa leale) si misero a costituire finte cooperative con le quali ottenevano mutui agevolati per la costruzione di appartamenti che alla fine venivano a costare come quelli costruiti dai privati.
Contemporaneamente nacquero le prime cooperative di consumo, quella dell’ospedale fu il primo esperimento di un certo valore. La coop. Risparmio è stata la figlia legittima di quel primo esperimento. Soci diventavano tutti coloro che compravano merci, allettati da qualche piccolo sconto o piccolo beneficio natalizio, mentre i prezzi erano più o meno quelli degli altri negozi e i guadagni venivano spartiti tra pochi dirigenti sotto forma di compensi e di consulenze e di incarichi vari, più contributi ai partiti di riferimento nelle più varie forme indirette.

Che fine ha fatto la Coop. Risparmio è sotto gli occhi di tutti: dipendenti a spasso e cassa sparita, come hanno denunciato i soci e consiglieri di amministrazione messi lì per riempitura e i dipendenti rimasti senza lavoro, con buona pace dei tanto strombazzati posti di lavoro e del cooperativismo sociale.
Alle finte cooperative dei palazzinari è andata meglio, solo che loro hanno esagerato a costruire ed ora sono alle prese con un invenduto che con questi chiari di luna rimarrà tale per molto tempo ancora. Né alcun giovamento hanno apportato in termini di lavoro alla città perché la gran parte degli addetti proveniva da fuori a causa dei subappalti e i più erano extracomunitari pagati a nero senza alcuna garanzia di sicurezza e altro.
Le cose sono andate diversamente nel resto della penisola dove, a fronte degli insuccessi delle piccole cooperative, sono state inventate grosse strutture e consorzi che non hanno niente di diverso dalle imprese industriali e commerciali, a cominciare dalla banche cooperative.
I consorzi di cooperative romagnole sono presenti a Rieti nel Polo Logistico di Passo Corese e le grandi coop. sono presenti a Rieti con la Coop. Centro Italia che ha la base in Umbria, regione rossa da sempre, che la protegge e le garantisce appoggi presso tutte le amministrazioni.
A Rieti la Coop. Centro Italia opera da quando ha aperto il centro commerciale di via Molino della salce come filiazione della cooperazione commerciale umbra.
In questi ultimi venti anni gli amministratori comunali hanno portato avanti una politica commerciale che ha profondamente cambiato il tessuto commerciale urbano basato su piccole ma solide imprese che hanno appoggiato incondizionatamente la presa di possesso quasi ventennale della città da parte della destra. I due sindaci di destra che hanno comandato per diciotto anni hanno rilasciato, come ringraziamento ai commercianti reatini loro principali elettori, licenze a bizzeffe ad un numero esagerato di supermercati, alle quali si sono aggiunte quelle rilasciate dal comune di Cittaducale nel nucleo industriale.
Il caso che dette il là fu quello della ex Ariston dei fratelli Merloni che fu trasformata nel supermercato Emmezeta, operazione di cui si è occupata la magistratura reatina, e chi avesse voglia di rimembrare può leggere la mia inchiesta in proposito su Almanacco di fine millennio, consultabile online e gratuitamente nel mio sito www.gianfrancoparis.it.
Tutto questo fiorire di supermercati, unito alle licenze rilasciate per la costruzione di nuove case solo in zone esterne alla città, ha affossato completamente il commercio nel centro storico, mandando a ramengo qualche migliaio di famiglie.
I supermercati hanno assunto un po’ di personale con contratti a termine e sottopagati, e la città ha continuato ad impoverirsi sempre di più, mentre le aziende del nucleo chiudevano per cercare luoghi ove potessero ancora beneficiare dei soldi della mucca statale dopo la cessazione dei benefici della Cassa del mezzogiorno.
Ora, con la crisi in atto, anche i supermercati sono in crisi e stanno venendo meno anche quei posti di lavoro precari che hanno garantito fino ad oggi.

In questo clima di difficoltà l’altro ieri è apparsa in forza la coop. Centro Italia a chiedere la licenza edilizia per costruire un Superstore nell’area dello ex zuccherificio promettendo di nuovo ben 200 posti di lavoro!
Qui il problema si fa più complesso. Dopo trent’anni di tentativi da parte della proprietà dell’area, acquistata a quattro soldi dai vecchi industriali dello zucchero, i nuovi padroni sembravano aver ottenuto dal comune di Rieti ai tempi dell’assessorato all’urbanistica del dott. Costini il via libera per “finalmente” poter costruire una solida cubatura commerciale e residenziale in quell’area.
La cosa era stata facilitata da una finta opposizione delle sinistra che, limitandosi alle chiacchiere senza prendere iniziative, aveva consentito di fatto l’adozione delle delibere dei cosiddetti Piani integrati.
Infatti solo le tre associazioni private Sabina Radicale, Post Tribù e Cittadinanza Attiva, più alcuni privati hanno reagito a quelle delibere che aumentavano a dismisura la cementificazione della intera città di Rieti, compresa l’area dell’ex zuccherificio, facendo ricorso al TAR, che ora è in attesa di decisione nel merito, pur essendo stata respinta la sospensiva perché allo stato non erano state ancora prese iniziative concrete.
L’anno scorso è avvenuto il fatto nuovo del cambio di amministrazione che la destra non aveva certo previsto. Sindaco è diventato quel consigliere del “vendoliano” SEL che aveva dichiarato la sua opposizione all’operazione varata da Costini e presidente del Consiglio comunale è diventato il consigliere dell’IDV che più di tutti aveva fatto una vera opposizione in consiglio comunale.
In pendenza del ricorso al TAR è giocoforza che tutta l’operazione si sia fermata. Ma da qualche mese è cominciata una manfrina che lasciava presagire a breve una nuova offensiva per ottenere quelle licenze che Costini aveva promesse in quattro e quattr’otto.
Tre giorni fà la Coop. Centro Italia è passata all’attacco con una conferenza stampa illustrativa del faraonico progetto che dovrebbe risolvere i problemi della depressa economia cittadina.
A questo punto sono insorte le associazioni che a loro spese, nell’indifferenza della politica di sinistra, si erano opposte alle delibere dei Piani integrati. Gli altri tutti zitti, tranne qualche frase imbarazzata del sindaco Petrangeli e un silenzio assordante del presidente del consiglio comunale Giampiero Marroni.
Ma poichè non è un fatto mio personale lascio direttamente la parola alle associazioni. In un primo comunicato Sabina Radicale e Post Tribù hanno dichiarato quanto appresso:

Leggiamo il Sindaco Petrangeli segnalare quale sarebbe l’effetto, per l’area dello Zuccherificio, dei Piani Integrati: un aumento della cubatura prevista dal piano regolatore.
Il Sindaco dichiara inoltre che “siamo favorevoli allo strumento del print, ma ha un suo iter e suoi tempi”.
Al di là del plurale che Petrangeli non fa capire se sia una opinione di giunta o personale, ricordiamo che i gruppi consiliari oggi al governo della città definirono, appena due anni fa, i piani integrati come “pesante edificazione”, “devastante iniziativa”, “a base legislativa impropria” (http://www.sinistrarieti.net/?p=4096).
E segnaliamo che proprio sulla “base legislativa impropria” pende un ricorso al TAR, presentato – con lode di pezzi significativi della attuale maggioranza – da Sabina Radicale, PosTribù, singoli cittadini. Del ricorso è stata respinta la sospensiva, ma è esso ancora pendente nel merito; non essendo ancora partito l’iter, ci sembrerebbe imprudente una accelerazione dello stesso prima del pronunciamento del TAR.

Ieri Rieti Virtuosa, associazione che si è spesa molto sull’argomento e della quale fanno parte sia alcuni membri di Sabina Radicale che quelli di Post Tribù e di Cittadinanza Attiva, ha diramato questo secondo comunicato:

Rieti Virtuosa: Far rinascere l’area dell’ex Zuccherificio si può

Rieti, 1 giugno 2013

Rivedere nascere l’area dell’ex Zuccherificio è possibile e noi cittadini aspettiamo da troppo tempo. E’ ora quindi che i soggetti in campo si muovano al piu’ presto perché è necessario ridare ossigeno all’economia locale e creare nuovi posti di lavoro. Questa amministrazione ed i proprietari dell’area devono quindi percorrere insieme l’unica via possibile per fare tutto questo subito: realizzare un progetto, con impegno del Comune a rilasciare “con la velocità della luce” tutti i permessi relativi, che sia fattibile nell’ambito di quanto previsto dal Piano regolatore generale. D’altra parte il proprietario, quando acquistò l’area, era ben cosciente delle cubature e della destinazione previste in quell’area. Quindi di che parliamo? Siamo convinti che al proprietario di un vero e proprio pezzo di città, nel pieno centro di Rieti, potrà venire in mente una soluzione altrettanto remunerativa (e meno devastante urbanisticamente) che realizzare un mega centro commerciale circondato da palazzine residenziali di numerosi piani, rispettando lo strumento di legge vigente e non rischiando da un lato di scontare le tempistiche pluriennali che le varianti ai piani regolatori possono comportare e dall’altro che il Tar si pronunci dichiarando l’illegittimità del bando dei piani integrati (infatti si è ancora in attesa della sentenza). Siamo sicuri che tutte le alternative possibili siano state prese in esame? 
Quanto al tanto populismo che si sta sprecando in materia a fronte di pochissimi dati economico-statistici disponibili, vorremmo sapere, da cittadini che rispettano l’attività del privato imprenditore Coop Centro Italia che vuole investire nel nostro territorio ma che hanno anche a cuore il presente e il futuro dell’intero tessuto economico cittadino, se è stato valutato l’impatto sulle attività commerciali del centro di Rieti, comprese quelle dei diversi centri commerciali e supermercati presenti nel raggio di uno-due chilometri, della nascita di un nuovo polo commerciale. Insomma, chi, e con quali modalità di indagine, ha valutato in 7mila i consumatori aggiuntivi del nuovo centro commerciale previsto nell’ex Zuccherificio? Possibile che tutti questi reatini vadano attualmente a Roma o Terni a comprare giornalmente frutta e verdura, scarpe e vestiti, elettrodomestici e prodotti per la casa o il giardino? Non si rischia invece di dare il colpo di grazia ai tanti commercianti di Rieti e rendere più caotica la viabilità cittadina? Quello che chiediamo è di sapere se qualsiasi ragionamento tra amministrazione comunale, proprietari dell’area, compresa la questione della delibera di iniziativa popolare annunciata dalla presidente della Sezione Soci Coop Rieti Giuseppina Morosi per obbligare il consiglio comunale di Rieti ad esprimersi sul progetto del proprietario dei terreni dell’ex Zuccherificio, si sta basando su la regola del “chi urla o spaventa di più” o su dati concreti che guardino non al futuro di pochi mesi di lavoro in edilizia, ma ad uno sviluppo dell’economia della città nel suo insieme e duratura nel tempo. 
Insomma, quello che vorremmo da cittadini è, con rapidità, maggiore chiarezza sul disegno della città che questa Amministrazione ha intenzione di portare avanti e come intende utilizzare tutti gli strumenti urbanistici a disposizione, che possono mettere in moto l’edilizia e tutte le attività che potranno nascere da questo disegno.
La lezione della ZTL pensiamo debba servire proprio a questo, a far comprendere che non esistono scorciatoie e, come in quel caso era necessario propedeuticamente realizzare un Piano Urbano del Traffico adeguato alle esigenze di tutta la città, ora più che mai è necessario attuare delle varianti complessive al PRG non per sbloccare singole pratiche nate “storte”, ma per realizzare parcheggi di scambio e l’ingresso al centro storico (senza tunnel improbabilli), una viabilità che fluidifichi il traffico e consenta ai reatini di muoversi anche in bici e a piedi.

 
In parole povere e per riassumere, questi cittadini in primo luogo richiamano il Sindaco Petrangeli e il presidente del consiglio comunale Marroni, anche se non è citato testualmente, ad essere coerenti con se stessi ricordando loro che, quando le delibere furono varate, loro, in rappresentanza rispettivamente di SEL e dell’IDV, hanno votato contro , come pure tutto il gruppo del PD, meno i dissidenti, e tutti costoro votarono contro anche quando il consiglio comunale dette il suo giudizio sui risultati della commissione presieduta da Paolo Tigli che fu di copertura all’operazione gestita da Costini.
Lamentano che i dati diffusi sui reatini che vanno a fare spesa fuori città non sono veritieri perché buttati là a casaccio e senza riscontri seri, che la promessa di posti di lavoro è strumentale e non veritiera perché, se da una parte ci saranno alcune assunzioni nel settore del commercio, esse non riassorbiranno nemmeno tutti quelli che saranno licenziati da strutture similari che saranno costrette a chiudere a seguito dell’apertura del Superstore della Coop.Umbria e che i lavoratori dell’edilizia che saranno impegnati nella realizzazione dell’immobile saranno a tempo e come al solito estranei a Rieti, a nero e senza assicurazione alcuna, come accade ormai da anni.
Che la realizzazione della cubatura commerciale, residenziale e dedicata ad uffici in viale Maraini aggraverà in modo irreversibile la mobilità cittadina.
Che il ricorso al TAR, se accolto, non consentirà la realizzazione di quanto richiesto dalla Coop. Centro Italia e le licenze dovranno essere revocate con gravi danni per la collettività
Sono problemi di non poco conto, ma la Coop. Centro Italia ha fretta e con essa la proprietà alla quale interessa realizzare al più presto i tre grattaceli previsti con gli utili che ne conseguono.
Sono tutti molti curiosi a Rieti di vedere quale sarà l’atteggiamento finale di Petrangeli di Marroni e di tutta la compagine di sinistra e soprattutto se saranno capaci di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, anziché fare come i loro predecessori che hanno sempre detto una cosa e ne hanno fatta un’altra, ad imitazione di Berlusconi.

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About Gianfranco Paris

Avvocato e giornalista reatino, direttore del periodico indipendente "Mondo Sabino".