Ritel

Avevo scritto in un articolo pubblicato da Il Giornale di Rieti online, subito dopo la dichiarazione di fallimento della Ritel,...

Avevo scritto in un articolo pubblicato da Il Giornale di Rieti online, subito dopo la dichiarazione di fallimento della Ritel, che ero stato facile profeta nel pronosticare anni fa la logica fine di quella cordata di imprenditori reatini sponsorizzata da Melilli (PD) e non osteggiata da Cicolani (PDL), e che ciò era colpa di uno dei tanti inciuci destra-sinistra-sindacati che ammorbano la vita politica locale da sempre.
Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera scritta da uno dei protagonisti iniziali di quegli eventi che esplicita meglio di me quel che è accaduto, avendolo vissuto e pagato sulla sua pelle. Del resto io ero stato solo spettatore esterno e come tale non potevo sapere certi particolari.
La pubblico volentieri perché i lettori e i lavoratori, che sono restati e continuano a restare disoccupati, possano farsi un’idea più dettagliata di quel che accade qui da noi, e che continuerà ad accadere se non avremo il coraggio di spazzare via i soliti inciuciatori e i loro uomini di fiducia che ora ci vengono ripresentati alle elezioni del consiglio comunale di Rieti.

Caro Gianfranco,
mi sento in dovere di rispondere sulla questione Ritel, perchè l’ho vissuta
sulla mia pelle.
Che i politici si siano comportati a modo loro e secondo le loro logiche è più
che scontato.
Tu ometti come tutti la responsabilità dei veri protagonisti negativi di
questa vicenda, che sono i sindacati locali.
I tre segretari di categoria Fiom Fim Uim sono tutti e tre Ex Alcatel.
Il segretario Uil che tu citi, era segretario Uim ai tempi dello sciagurato
accordo al ministero.
Tu forse non sai che Alcatel, oltre a pagare i segretari con un succoso monte
ore sindacale concesso generosamente,
pagava numerosi rappresentanti nei direttivi.
Io ho fatto parte del direttivo Uim nell’estate del 2004 partecipando ad
alcune riunioni e solo in quel direttivo ne contai più di 20 (stiamo parlando
di uno stabilimento di 150 addetti).
Io ero l’unico del Laboratorio R&D gli’altri erano tutti della produzione.
Quando mi fecero entrare, grazie alle tessere di un gruppo di miei colleghi,
Paolucci mi disse che aveva un progetto e che non mi sarei dovuto più
preoccupare di nulla perchè adesso ero uno di loro.
Quando videro che facevo sul serio, mi fecero immediatamente fuori.
Non appena seppi da Paolucci che stavano preparando un operazione “RItel”
(quando questo nome non esisteva) sul laboratorio (la Srl alla quale dovevamo
essere esternalizzati si chiamava ASC di Terni) , presi carta e penna e scrissi
sui giornali, sputtanando l’operazione e firmandomi come membro del direttivo
UIM.
Tralascio dettagli tutt altro che irrilevanti per brevità.
Il mirino di Alcatel si sposto dalla parte piccola (il laboratorio) al grosso
(la produzione) e questo fece il gioco dei sindacati nel mettermi tutti contro
intimorendo e minacciando i miei colleghi, chiedendo il mio isolamento.
In occasione dello sciopero del febbraio 2005, che fu indetto dai sindacati
contro la dichiarazione dell’azienda di esternalizzare la produzione, ci fu una
mia richiesta di chiarimento.
Da parte mia, come portavoce dei lavoratori del laboratorio, chiedevo un
chiarimento su come era andato a finire lo sciopero della primavera dell’anno
prima, dove il blocco ai cancelli era stato rimosso senza alcun impegno di
Alcatel sulla sopravvivenza del sito di Rieti-Cittaducale.
In realtà l’azienda aveva dato qualcosa al sindacato.
L’Azienda aveva permesso la costituzione di  una commissione sindacale per
distribuire aumenti e categorie in produzione.
Non ti dico che cosa fruttò questo ai sindacati! Te lo lascio solo
immaginare.
Ma il regalo più grosso se lo fece Alcatel, che con questo gonfiaggio fece
come i Romani a Cartagine (gettò il sale), perchè questo era il vero progetto
di Alcatel, qui non doveva rinascere niente.
Lo sai cosa mi costò questa mia presa di posizione.
Fattelo dire da Paola Cuzzocrea che scrisse un articolo di puro killeraggio
mediatico rivolto direttamente alla mia persona.
Se lei non se lo conserva e ti interessa, te lo posso far vedere io.
Lo conservo a testimonianza di come sono andate le cose.

Per me il risultato di tutto questo è il mio isolamento sindacale (non sono
più stato candidato come rappresentante da nessuna sigla sindacale), ma cosa
ancor più grave, sono stato messo in mobbing dall’azienda.
Tutto questo l’ho pagato con il mio sangue.
Nei prossimi giorni devo andare a fare una visita all’INAIL per malattia
professionale legata al mobbing.

Chissà perchè,
in questa città sono l’unico che ha avuto il coraggio di parlare contro i
sindacalisti che sono gli unici a conservare il loro posto di “lavoro” in tempi
di crisi,
nonostante i disastri che procurano, con la scusa della crisi stessa.

Gianfranco,
ti scrivo questo perchè ti stimo e so sinceramente quanto tu ami la verità.
Spero di avere portato un raggio di luce sulla tua conoscenza della vicenda
Ritel.

Alessandro Ciancarelli

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About Gianfranco Paris

Avvocato e giornalista reatino, direttore del periodico indipendente "Mondo Sabino".