Grazie Kyenge

Ci voleva un ministro afroitaliano per portare un po’ di civiltà nell’imbastardito dialogo della politica italiana. Da decenni ormai i...

Ci voleva un ministro afroitaliano per portare un po’ di civiltà nell’imbastardito dialogo della politica italiana. Da decenni ormai i politici italiani non dialogano più. Parlano per slogan, ripetono fino alla noia frasi di propaganda, fanno promesse che non mantengono e soprattutto urlano. La cosa più grave è che hanno la pretesa di aver diritto ad usare due linguaggi, uno per i comizi e uno per le istituzioni, ma quest’ultimo non è nemmeno di tutti perché una gran parte di costoro non lo sanno usare perché non lo conoscono affatto.
Se ne sentono di tutti i colori, fanno a chi le spara più grosse ignorando che il loro esempio ha imbarbarito anche il dialogo di tutti gli italiani che, mettendoci del proprio, lo rendono ancora più volgare e intollerabile. Quando si parla di politica in Italia sembra si sia perso il lume della ragione e il senso della buona educazione.
Quando poi si parla di extracomunitari si rasenta la rissa, a molti una coltre di fuliggine offusca la mente, e se ne dicono di tutti i colori. La maggiore responsabilità di tutto questo l’hanno i leghisti, gente del nord opulento della penisola che pensano di tutelare il loro benessere comportandosi con la stessa logica degli schiavisti dei secoli scorsi.
Ma questo non è che un aspetto del più generale clima di intolleranza che pervade tutto il paese.
L’ultimo esempio lo ha dato un certo Calderoli, leghista della prima ora, che dopo decenni di frequenza delle aule parlamentari, anziché migliorare è peggiorato!
Ha insultato il ministro Kyenge, una delle poche presenze positive del governo Letta, perché di pelle nera e di origine africana, pur essendo stata educata e avendo studiato in Italia, dove esercita una onorevole professione.
Una nota di razzismo indegna di un paese che per sua fortuna non ha avuto alcun ruolo nello schiavismo del ’700/’800 e che, anche quando Mussolini decise le leggi antirazziste, fu assai restio a ad andargli dietro. E la cosa più grave è che Calderoli è vice presidente del Senato, una delle cariche più alte nella Repubblica. Una intolleranza che viene dalle istituzioni, si potrebbe dire!
Ora, mentre tutti rispondono a Calderoli più o meno con lo stesso stile dell’offensore, la ministro Kyenge dimostra di aver digerito la nostra migliore cultura rispondendo con pacatezza e richiamando tutti al senso di responsabilità al quale una comunità civile si dovrebbe ispirare.

Kyenge ha detto che il problema non è Calderoli, le cui offese alla sua persona lasciano il tempo che trovano, il problema è quello dell’atteggiamento generale che la politica italiana e gli italiani nel loro complesso debbono avere oggi rispetto al problema della emigrazione e della integrazione tra i popoli.
Se è vero che la cultura si acquisisce a scuola e nella società in cui si viene educati, è altrettanto vero che l’indole viene dal DNA. E, se gli avi di Kyenge appartenevano ad una tribù africana, viene spontaneo dire che quelli dei leghisti e dei razzisti nostrani non erano certo migliori!
A proposto di Calderoli mi sovviene che qualche anno fa, quando era deputato europeo, insultò la nostra bandiera e il nostro presidente della Repubblica. Poiché nessuno prese posizione, io inoltrai una denuncia all’Autorità giudiziaria per vilipendio delle istituzioni. Il giudice archiviò la pratica con la seguente motivazione: “perché il comportamento del Calderoli, squalificandosi da se, non ha bisogno di ulteriori sanzioni”.
Come a dire, penserà l’opinione pubblica a punire il Calderoli, non serve il codice penale. Pensai che forse quel giudice aveva ragione, oggi invece penso di no perché quando si ha a che fare con gente di quel tipo la tolleranza genera conseguenze negative. Calderoli oggi è più imbaldanzito di prima e pensa di aver diritto di dire quello che ha detto perché lo ha pronunciato in un comizio, occasione nella quale secondo questo “signore” si può dire di tutto, e anche essere razzista. Povera Italia!
E dobbiamo essere grati ad una cittadina italiana di origine africana se, anziché alimentare una polemica barbarica, veniamo richiamati tutti ad una maggiore civiltà politica. Grazie Kyenge.

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About Gianfranco Paris

Avvocato e giornalista reatino, direttore del periodico indipendente "Mondo Sabino".