I burini e Renata Polverini

Tutti sanno che la governatrice del Lazio vinse nel 2010 contro Emma Bonino per merito dei voti degli elettori delle...

Tutti sanno che la governatrice del Lazio vinse nel 2010 contro Emma Bonino per merito dei voti degli elettori delle 4 province, di quelli che a Roma vengono chiamati “i burini”. La città di Roma dette la maggioranza dei voti alla Emma nazionale, forse troppo grande per essere all’altezza del buriname di casa nostra, che preferì affidarsi a questo personaggio apparso all’improvviso sulla scena politica per la sponsorizzazione di Ballarò con provenienza dal sindacalismo di destra.
Renata cominciò subito a ricambiare il favore ricevuto con una serie di provvedimenti a catena che i meschini non si sarebbero mai aspettati.
Dopo aver messo in sicurezza le casse dei consiglieri regionali triplicando i loro compensi e quelli dei cosiddetti gruppi, molti dei quali composti di un solo consigliere, con la complicità anche dei consiglieri dell’opposizione tranne i radicali Rossodivita e Berardo, ha subito messo in campo una serie di provvedimenti mettendo a carico delle 4 province i maggiori oneri dei tagli che la scriteriata gestione dell’ente negli ultimi decenni aveva provocato.
Cominciò con la soppressione dello stanziamento per il completamento del tratto stradale Civitavecchia-Monteromano della superstrada per Viterbo-Orte-Terni-Rieti-Avezzano-Sora-Napoli, ritenuta strategica fin dagli anni ’60 per eliminare gli squilibri territoriali della zona pedemontana dell’appennino centrale.
Poi affondò il bisturi nella sanità eliminando ospedali e presidi zonali e riducendo posti letto per concentrare il più possibile la sanità sulla capitale.
Un tour de force impressionante di fronte al quale niente hanno potuto le proteste dei sindaci e dei sindacalisti dei burini. Pensate che a Magliano Sabina e ad Amatrice Renata aveva vinto a mani basse. Non un cenno di dissenso di Antonio Cicchetti che di quei voti era stato il viatico principale!
Ora è arrivato l’ultimo regalo. Tutti sanno che il consiglio regionale è squilibrato su Roma che elegge più dei due terzi dei consiglieri. I consiglieri regionali eletti in rappresentanza dei burini contano poco o niente. Quelli di Rieti meno di niente. Se qualche volta i sabini hanno ottenuto un assessorato, sempre meno di niente. Vedasi quello ultimo della Sentinelli. L’unico vantaggio lo hanno ottenuto gli eletti che hanno ricevuto laute prebende, quelle si! Ai burini le sole chiacchiere.
Tutto questo accadeva quando il consiglio regionale era composto da 70 consiglieri, come prevedeva lo statuto dell’ente.
Ieri Renata ha deciso in modo diverso. Ha firmato un decreto con il quale indice le elezioni per il 10 e l’11 febbraio e un decreto che stabilisce che il numero dei consiglieri regionali sarà di 50, anziché 70, di cui 10 nel listino del candidato presidente.
Con questo numero di consiglieri da eleggere la rappresentanza nel consiglio regionale delle province sarà ulteriormente ridimensionata e se oggi non contiamo un tubo, dopo queste elezioni sarà come se non ci fossimo. Il consigliere sabino poi ci potrà essere solo attraverso il listino del vincitore. I voti dati ai candidati consiglieri delle varie liste non serviranno a niente.
I burini come al solito ringraziano. Cicchetti e Nobili cosa dicono? Ma tanto ormai non servirebbe a niente. Il decreto potrà essere modificato solo da un eventuale ricorso al TAR, infatti è chiaro come il sole che se il numero degli eletti è stabilito dallo statuto dell’ente, esso non può essere modificato da un decreto del presidente in carica. Non sarebbe possibile nemmeno nel paese delle banane!
Ma intanto Polverini ha dimostrato per l’ultima volta la sua gratitudine ai burini. Grazie Polverini, grazie Ballarò!

Di fronte a questa situazione gli uomini politici che guidano il “gregge” dei burini di terra sabina si battono strenuamente per mantenere la provincia di Rieti nel Lazio.
A fronte del Comitato che sta raccogliendo le firme per indire un referendum per verificare la volontà dei sabini sulla possibilità di transitare in Umbria, Melilli, Petrangeli, Lodovisi, Perilli ecc..si battono per rimanere nel Lazio, per ora accorpati alla provincia di Viterbo, ma con il programma futuro di vederci parte dell’area metropolitana di Roma.
Una proposta veramente degna di raffinate prospettive politiche per la nostra terra!
Qualche giorno fa Fabio Melilli, l’attuale presidente della moritura provincia di Rieti, dichiarando ufficialmente di essere contrario alla prospettiva di trasferire la Sabina in Umbria, dichiarò anche che ciò non serviva perché allo stato attuale la regione Lazio ci garantiva con la elezione comunque di consiglieri regionali, se però questa prospettiva andava a farsi benedire con una riduzione del numero totale sarebbe stato necessario rivedere questa posizione.
Che dice ora che questa riduzione è avvenuta? Sarà favorevole al referendum? Io penso che c’è poco da sperarlo per due motivi. Primo perché Melilli ora dice una cosa e subito dopo ne dice un’altra uguale ma contraria (ha ben appreso il metodo da Berlusconi); secondo perché state certi che a Roma non dormono e certo gli hanno promesso magari di fare l’assessore purché mantenga i burini sotto controllo!
Comunque staremo a vedere.
E io penso ancora che la migliore risposta da dare a questi signori è quella di scrollarsi di dosso la veste di burini e andare a firmare per chiedere il referendum “Provincia di Rieti in Umbria o Lazio?”. Lo si può fare presso l’URP del comune di Rieti, sotto i portici di piazza Vittorio Emanuele, nelle ore d’ufficio. Oppure chiedendo al Comitato Terni-Rieti in Umbria via mail: rietiterninumbriaatgmaildotcom  (rietiterninumbriaatgmaildotcom)  

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About Gianfranco Paris

Avvocato e giornalista reatino, direttore del periodico indipendente "Mondo Sabino".