Il metodo comico

La vita politica italiana è in grave fase di stallo da decenni. La Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza, dopo il...

La vita politica italiana è in grave fase di stallo da decenni. La Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza, dopo il primo decennio di assestamento ed il secondo di sviluppo (il cosiddetto boom economico) è entrata in una fase di profonda crisi istituzionale che ha trasformato l’attività politica dei partiti in un vero e proprio regime che i politologi hanno presto chiamato partitocrazia.
Il gusto del potere, ma anche il suo sapore, hanno così traviato gli uomini politici italiani, che la gestione della cosa pubblica è presto diventata un vero e proprio regime, diverso solo nella forma, ma molto simile a quello di una dittatura. Se durante la monarchia sabauda e durante il fascismo c’erano carabinieri prima e camice nere poi per tenere a freno con la forza bruta coloro che anelavano ad una Italia democratica, dal 1948 in poi è seguita una politica di concessioni e di sottogoverno scientifica per tenere a bada le masse ed indurle a mantenere al potere sempre le stesse persone.
Le conseguenze di tutto questo sono sotto gli occhi di tutti. Un’Italia in piena crisi economica e morale che mangia in molti casi anche coloro che a volte sembrano voler porci rimedio. Vedi il caso Di Pietro che, partito come moralizzatore della vita politica, è finito come Robespierre. Ovviamente Di Pietro ci ha rimesso solo la testa politica, il povero Robespierre invece quella del corpo, ma metaforicamente è la stessa cosa.
La metastasi è tanto diffusa che pochi osano sperare che se ne possa uscire con qualche ricetta normale. Ad ogni tornata elettorale i politici di sempre chiedono di nuovo il voto promettendo di auto riformarsi ma, un volta eletti, fanno peggio di prima. Anzi studiano di introdurre nuove regole per sentirsi sempre più saldi al potere. Così schiodarli è diventato quasi impossibile.
Io penso da tempo che se non accade un fatto traumatico, ma veramente traumatico, tutto continuerà a peggiorare perché la fame del potere è insaziabile e la soluzione non è a portata di mano.
Fino all’ultima guerra mondiale i fatti traumatici che generavano i cambiamenti politici negli Stati erano le guerre.
Le guerre d’indipendenza nel 1800 trasformarono gli staterelli della penisola in Regno d’Italia, la prima guerra mondiale dette origine al fascismo, la seconda guerra mondiale trasformò l’Italia da monarchia a repubblica.
Oggi le guerre in Europa non sono più possibili. Lo si deve all’intuizione europea di Giuseppe Mazzini e alla lungimiranza di veri statisti europeisti come Adenauer, Schuman, Sforza ecc. se l’UE rende oggi la guerra impossibile fra europei.
E allora, quale fatto traumatico potrà accadere per schiodare dalla gestione della politica italiana un regime partitocratico corrotto e corruttore che sembra inamovibile?

Cerco di rispondere a questa domanda da almeno un ventennio. La Russia sovietica è caduta da sola, si è avvoltolata nella sua inefficienza burocratica che aveva ridotto un paese ricco di risorse in una palude senza prodotto. E’ crollata come un castello di carte trascinando con sé tutti i vecchi protagonisti.
Anche l’Italia si avvia verso una situazione analoga. Qui da noi non funziona più niente, l’economia è allo stremo, mentre i ricchi se la godono e continuano ad accumulare rendite parassitarie, la maggior parte della popolazione riesce a sopravvivere consumando ciò che era riuscita a mettere da parte fino ad oggi. La giustizia non esiste più. La sua inefficienza serve solo a proteggere i più forti.
La sanità riesce ancora a proteggere i cittadini ma, per mantenerla nei suoi sprechi e nei suoi abusi, si deve ricorrere sempre di più a ticket e aumento di tassazione con ciò strangolando i più poveri. La burocrazia imperversa. Lo Stato, le Regioni e gli enti locali sono controllati da un esercito di impiegati che non fanno quasi niente dalla mattina alla sera, a volte mettono i bastoni tra le ruote per imporre tangenti su autorizzazioni che sono dovute come diritti. Il sistema delle tangenti è diventato la regola della vita pubblica e privata. E chi più ne ha più ne metta. La situazione somiglia molto a quella della URSS.
Il disagio sociale è diventato insopportabile. Milioni di famiglie vivono in ristrettezze economiche e i propri membri mancano di lavoro.
In democrazia si dovrebbe cambiare con il voto, l’arma micidiale con cui il cittadino esercita il suo potere democratico.
Ma in Italia questa arma dal 1948 ad oggi non è stata mai usata. Da allora gli italiani hanno sempre votato nello stesso modo, ispirati dalla ideologia.
Ad ogni elezione, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, a sentire gli elettori durante le campagne elettorali, sembrava che tutto dovesse cambiare. Poi niente. A votazione conclusa tutto come prima, ognuno a tutelare il proprio “particulare” col metodo del sottogoverno. Poi 5 anni di lamentele (bubbolio) fino alle prossime elezioni.
Da qui la mia convinzione che per cambiare fosse necessario l’accadimento di un fatto veramente traumatico, come prima lo erano le guerre, ma diverso.
Ora, nel secondo decennio del terzo millennio, è accaduto un fatto nuovo che ha tutto il sapore del fatto traumatico da me vagheggiato. E’ stato introdotto nella politica italiana il “metodo comico”.

La parola comico in italiano fino ad oggi aveva un significato preciso, significava “che faceva ridere”. E comici erano definiti tutti coloro che facevano ridere. Beppe Grillo era uno di questi. Uno che faceva ridere descrivendo con bravura quello che accadeva nella vita quotidiana che gli ruotava intorno. E lo faceva con molto successo. Tanto che, pur essendo stato ostracizzato dalla TV e dal potere in genere a causa della sua satira, lavorando molto ha guadagnato anche molto. Ed è giusto così perché lo ha fatto onestamente e con scelte coraggiose.
Ad un certo punto della sua vita Grillo ha cominciato ad occuparsi di politica. Ha trasformato il suo spettacolo in occasione per far riflettere gli italiani. Ha introdotto il “metodo comico” di vedere e giudicare le cose per dare alla gente una nuova consapevolezza della potenza del loro voto, che non doveva essere usato solo come mezzo di scambio, do ut des, ma per “cacciare dal tempio” i cattivi sacerdoti che se ne erano impadroniti nell’indifferenza generale.
Questo “metodo comico”, aiutato dal disagio sociale, in breve ha assunto l’effetto dello tsunami che ha investito l’Italia il 24 e 25 febbraio u.s.
Il bello è che intanto coloro che pensavano di continuare allegramente come sempre sono rimasti così sbalorditi che non sanno che pesci prendere, primo perché non capiscono, secondo perché non vogliono capire.
Giornalmente i vari Bersani, Berlusconi, Monti, D’Alema, Alfano, Casini ecc… ci divertono con dichiarazioni che dimostrano il loro imbarazzo, ma soprattutto dimostrano di non aver capito niente.
Il fenomeno “grillino” non è passeggero. E’ la prima volta che gli italiani in massa hanno deciso di reagire dall’Unità d’Italia (1861) ad oggi. Il Risorgimento fu un fenomeno politico d’élite. Il fascismo non fu un fenomeno di massa, fu un fenomeno di caste appoggiato dalla monarchia. Neanche la Resistenza è stata un fenomeno di massa, è stata un fenomeno d’élite, checché ne abbiano detto e scritto gli storici al servizio dei comunisti.
E’ la prima volta che una massa considerevole di cittadini, il 25% del votanti e buona parte degli astenuti, ha deciso passare all’azione usando l’arma democratica del voto. E ciò è avvenuto grazie al “metodo comico” introdotto da Grillo nella politica italiana.
Mi sembra un evento di grande portata storica. Speriamo che non sia un fuoco di paglia, e speriamo che i “grillini” non facciano la fine dei “leghisti”.
Ma è lecito sperare che non sia così. Intanto, che vadano fino in fondo per scacciare i cattivi sacerdoti dal tempio.

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About Gianfranco Paris

Avvocato e giornalista reatino, direttore del periodico indipendente "Mondo Sabino".