L’agonia del sistema

“Voglio una legislatura tranquilla”. Con questa frase Bersani ripudiò i Radicali dalla coalizione del centro sinistra prima della formazione delle...

“Voglio una legislatura tranquilla”. Con questa frase Bersani ripudiò i Radicali dalla coalizione del centro sinistra prima della formazione delle liste che lo avrebbero portato al trionfo nelle elezioni dello scorso febbraio; almeno lui ne era convinto! I Radicali sono notoriamente dei rompi….perché amano ragionare con la propria testa e quando fanno parte di una coalizione sanno collaborare, ma vogliono anche essere ascoltati. Durante tutta l’ultima legislatura, eletti nelle liste del PD, pur avendo prodotto una moltitudine di proposte di legge ed altro, non sono mai stati ascoltati, da loro si pretendeva solo che alzassero la mano per l’approvazione di qualunque proposta dei soliti burattinai, acriticamente, come se fossero dei bambocci. E’ questo il modo come il PD ha interpretato la funzione dei parlamentari eletti nelle proprie liste, e guai a chi sgarra. E la punizione è arrivata puntuale come un orologio svizzero alla prima occasione utile.
Da allora Bersani non ne ha azzeccata una. Ha perduto ignominiosamente elezioni che dava per vinte, all’interno del partito ha pagato il prezzo della forzatura delle primarie della nomenclatura, ha indicato prima Marini per la elezione del presidente della repubblica, poi Prodi ed è stato sonoramente schiaffeggiato sottobanco (cioè vigliaccamente) dai suoi stessi compagni di partito. Quei deputati che quando votano alla luce del sole alzano disciplinatamente la mano per paura di ritorsioni, ma nel segreto dell’urna sparano vigliaccamente alle spalle senza farsi riconoscere.

Ora siamo arrivati al redde rationem e hanno vinto coloro che vogliono che il PD faccia una alleanza con il PDL alla faccia della stragrande maggioranza dei propri elettori e della popolazione che soffre la crisi di un sistema che fa acqua da tutte le parti.
Gli interessi personali e di gruppo sono così grossi che, nella elezione del presidente della repubblica, anziché scegliere candidature di persone valide e all’altezza del compito prelevate al di fuori dei giochi, o che abbiano dato prova di grande esperienza politica, hanno ripiegato su personaggi che fossero graditi a Berlusconi, scaricando la colpa su M5S in modo tale da apparirvi costretti. Ma nemmeno questo è servito perché le lotte interne al PD sono arrivate a tal punto che qualsiasi candidatura trova l’ostacolo di un forte gruppo di franchi tiratori.
Hanno perfino rifiutato la candidatura di Rodotà, che fu presidente del PDS, e di Emma Bonino, vice presidente uscente del senato eletta nelle liste del PD nell’ultima legislatura, l’unico quadro politico italiano stimato in tutto il mondo, perché di fede radicale, anche se Emma non ha mai dato dimostrazione di essere faziosa e al servizio di una sola parte.
Così alla fine sono dovuti ricorrere in ginocchio dal quasi novantenne Napolitano per convincerlo ad accettare una seconda nomina, per la verità allo stesso nemmeno gradita.
Napolitano alla fine ha accettato. E tutti lo hanno applaudito come salvatore della patria. Ma Napolitano non è il salvatore della patria, è invece il salvatore del PD e del PDL, partiti che durante il suo primo settennato hanno ridotto l’Italia allo stato odierno.
Mentre il Giorgio nazionale predicava a destra e a manca invitando i partiti a fare una nuova legge elettorale ed a occuparsi in modo serio dei problemi del Paese, il Governo e il Parlamento facevano esattamente il contrario, occupati in via principale a consolidare i loro privilegi.
Dicono che Napolitano ha esercitato i suoi poteri andando anche oltre la Costituzione, come se fossimo in regime presidenziale, si tratta di una balla grossa come una montagna! Berlusconi, quando si dimise lo fece di sua spontanea volontà per salvare le sue aziende, anche perché la famiglia gli fece un alto là, e se non avesse voluto poteva restare tranquillo al suo posto aspettando una sfiducia che non arrivava mai. Il Governo Monti è stato definito il governo del Presidente, un’altra balla fenomenale, la scelta del nome da incaricare spettava al Presidente della Repubblica, e quella di Monti rispetta questo precetto. Il potere di fiducia e di controllo spetta invece al Parlamento. Camera e Senato durante il periodo del governo Monti hanno concesso la fiducia su tutto, per poi scaricarne vigliaccamente la responsabilità sul medesimo professore. Monti non è mai stato il presidente del consiglio di un governo del presidente, ma presidente del consiglio con la fiducia del Parlamento con il voto dei deputati del PDL e del PD. Chi dice il contrario o è in mala fede o non conosce niente delle regole costituzionali. I mass media non fanno testo perché sono tutti al servizio di qualcuno.
La verità è che Giorgio Napolitano viene considerato bravo non perché è utile agli italiani, ma perché è utile alla nomenclatura che copre, magari inconsapevolmente, con prediche giornaliere che affliggono gli italiani da sette anni. Ma le sue prediche non hanno prodotto un bel niente. I risultati del suo settennato sono sotto gli occhi di tutti.
Ora viene presentato come un Salvatore. Ma di chi, degli italiani o della classe politica che, avvitatasi su se stessa, non è capace di trovare la matassa nemmeno per salvarsi?

E chi pagherà di più in questa situazione sarà però la cosiddetta sinistra e la povera gente, perché ora Napolitano ci regalerà un governo delle cosiddette larghe intese, uguale a quello di Monti, che continuerà a “corvellarci” di tasse e a mettere al sicuro i guadagni del cavaliere alla faccia nostra.
Loro pensano di aver risolto per ora i loro problemi, io penso invece che il sistema è in agonia profonda. La elezione di Napolitano, un uomo che alla sua età avrebbe diritto al riposo, è una vera e propria toppa. Presto, se non vogliamo dichiarare default, bisognerà staccare la spina.
Per fortuna che all’orizzonte ci sono sintomi di profondo dissenso, come i voti mantenuti a Rodotà dal M5S e dal SEL, che non si sono lasciati ammaliare dall’alone Napolitano, e c’è un popolo che sta dando segni di risveglio e di partecipazione attiva alla vita politica, manifestando apertamente il proprio dissenso e chiedendo il cambiamento. Siamo in presenza di una grossa novità, chissà che questa volta il miracolo italiano a breve non accada davvero!

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About Gianfranco Paris

Avvocato e giornalista reatino, direttore del periodico indipendente "Mondo Sabino".