L’ultima beffa

Rischiamo che il Tribunale di Rieti diventi la sede distaccata di qualche Tribunale del Lazio. E’ la logica conseguenza di...

Rischiamo che il Tribunale di Rieti diventi la sede distaccata di qualche Tribunale del Lazio. E’ la logica conseguenza di ciò che si va dicendo in questi giorni negli ambienti che decideranno l’ennesima riforma della organizzazione giudiziaria.
Sta accadendo l’inevitabile a causa della ignavia dimostrata fino ad oggi dalla nostra classe politica locale che in sessanta anni non è stata capace di arginare il processo di marginalizzazione avvenuto dopo la seconda guerra mondiale con la fuga di gran parte della popolazione che l’abitava.
Di fronte al miraggio nazionale della industrializzazione, la Sabina avrebbe dovuto elaborare una strategia di contenimento con un programma adeguato alle nuove esigenze.
Il Nucleo industriale Rieti-Cittaducale, pensato negli anni sessanta, che fu possibile per gli incentivi della Cassa del mezzogiorno, e realizzato dal primo centro sinistra, aveva lo scopo di inserire a Rieti un polo industriale leggero, basato su industrie ad alta specializzazione che dette subito dei risultati eccellenti con insediamenti di alto peso specifico economico: la Texas, l’Intermotor, la Ariston e la Telettra ne furono le punte di eccellenza con circa seimila addetti, un ecatombe di forza lavoro, molti dei quali di alta qualità culturale, come le teste d’uovo della Texas, che avrebbero potuto cambiare definitivamente il livello umano alla città di Rieti con il necessario inserimento nel processo nazionale di sviluppo.
Ma la classe politica espressa dal territorio non fu in grado di preparare nei venti anni dei benefici della Casmez le infrastrutture necessarie perché una tale realtà potesse diventare definitiva una volta cessati i sussidi dello stato. Così, quando quei benefici cessarono, le industrie si dileguarono o emigrando in altri siti assistiti o chiudendo bottega per mancanza delle condizioni per restare sul mercato.
Intanto la provincia accusava una perdita continua di popolazione riducendone l’importanza e rendendola poco appetibile per tutte le strutture pubbliche o private che vi tenevano le sedi.
E pian piano sono sparite tante istituzioni e tante sedi di uffici diminuendo sempre di più l’importanza del capoluogo Rieti.
In questi ultimi trenta anni le uniche strutture pubbliche che sono state potenziate sono quelle del controllo del territorio: le caserme dei Carabinieri e della Finanza, paradossalmente le meno necessarie per le statistiche della criminalità, che però hanno viaggiato di pari passo con la quasi sparizione dei rispettivi presidi nel territorio provinciale.

Ho sostenuto fin dal 1990 che l’unico modo per invertire questa tendenza era di porre in essere un processo di riordino degli enti locali con l’allargamento del territorio delle province del Lazio e la trasformazione del comune di Roma in zona metropolitana.
Ad un iniziale entusiasmo dei partiti locali è però seguito un comportamento abulico influenzato dagli interessi dei politici romani che vogliono accentrare su Roma ogni energia regionale. E i nostri rappresentanti, per non correre il rischio di essere emarginati, preferiscono tacere.
Così non se ne è fatto niente, anzi l’applicazione della legge su Roma Capitale ben presto contribuirà a diminuire l’importanza delle altre province del Lazio.
E le cose continuano a peggiorare sempre di più. Qualche anno fa salvammo il Tribunale di Rieti perché si ottenne all’ultimo momento l’accorpamento del territorio di Fiano romano e Capena. Ora si parla di nuovo di riaccorpamento dei tribunali allo scopo di consentire economie su scala nazionale.
Ovviamente quello di Rieti è in prima linea per il suo ridimensionamento perché il numero degli abitanti non ne giustifica l’esistenza. Se la provincia di Rieti fosse stata allargata fino ai confini con il comune di Roma, oggi avremmo il numero di abitanti sufficiente non solo per salvare l’ente locale Provincia come prevede la recente legge che ne determina l’abolizione, ma avremmo anche il numero di abitanti necessario per salvare il Tribunale.
Ma di questo non si preoccupa nessuno. I nostri uomini politici non contano niente. Ci chiedono i voti con i soliti trucchetti dei favori ricevuti o delle promesse roboanti e poi chi s’è visto s’è visto.
Gli avvocati, ma loro sono direttamente interessati, sono gli unici che in questi giorni hanno elaborato una proposta concreta per evitare il ridimensionamento del Tribunale di Rieti. Propongono di seguire la via dello allargamento del suo territorio di competenza. Ma la classe politica è sorda. Perfino i due candidati a sindaco del PDL (Perelli) e del centro-sinistra (Petrangeli), che sono due avvocati che frequentano il tribunale, non accennano ad occuparsi del problema, forse a loro interessano solo di più i piani urbanistici o la gestione del potere, come è d’uso da sempre con profitto trasversale dei partiti ai quali appartengono.
Speriamo che le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale del maggio prossimo facciano registrare qualche segno concreto di novità o magari consentano a qualche energia nuova di uscire dallo anonimato e portare una ventata di concretezza nella vita politica locale.
Ce lo auguriamo. Ma se intanto Monti & C. ridimensionano il Tribunale di Rieti, mal ce ne incolga.
Intanto mi viene spontanea una domanda: ma i vari Cicolani, Rositani, Melilli, Nobili, Sentinelli, Perilli ecc..sempre pronti a diffondere comunicati per ogni “fregnaccia”, dove sono? E’ questo un argomento che paga poco in termini di voti?

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About Gianfranco Paris

Avvocato e giornalista reatino, direttore del periodico indipendente "Mondo Sabino".