Matteo I, un campione di velocità diversa

Non si può dire che con la formazione del nuovo governo non sia accaduto quasi niente, come di solito. E’...

Non si può dire che con la formazione del nuovo governo non sia accaduto quasi niente, come di solito. E’ accaduto qualcosa di molto rilevante. Una intera classe politica, che ha dominato la scena tirando i fili del burattinaio, sembra sia stata riposta in soffitta. A guardare le facce dei ministri le cose sembrano avere il colore della positività. E’ stata sacrificata anche qualche persona per bene, come Emma Bonino ad esempio, che la stragrande maggioranza degli italiani avrebbe visto volentieri confermata al ministero degli esteri dopo che nel breve periodo del governo Letta gli aveva restituito credibilità internazionale. Ma si sa, la politica non sempre premia i migliori.
Renzi ha voluto una squadra tutta sua di dirigenti del PD del quale è anche segretario. Ha dovuto invece fare i conti con i detentori dei numeri della maggioranza al senato, e con questi non ha potuto niente. Così, accanto alla squadra dei giovanotti che hanno mandato a casa i mammasantissima del PD, ci ritroviamo i residui del peggior berlusconismo di maniera.
Berlusconi per ora sta alla finestra, il suo silenzio è stato pagato a buon prezzo da Matteo I, così come è stato ribattezzato il nuovo presidente del consiglio dei ministri sull’ultimo numero dell’Espresso, che gli ha garantito una riforma elettorale che consenta al medesimo di rimanere sempre a galla ed una non riforma della giustizia che gli consenta di rimanere impunito per i tanti reati dei quali deve rispondere. Berlusconi sta in politica solo per questo. L’obiettivo comune per ora è quello di neutralizzare il M5S e cercare di spaccarlo per assorbirne una parte ed evitare qualsiasi cambiamento reale, tranne alcune cose di facciata.
Renzi ha dichiarato che si giocherà la faccia, che la differenza tra lui e Letta sta nella realizzazione di cose concrete che saranno realizzate con una “velocità diversa”. Questa è l’unica cosa che si è capita con chiarezza dal profluvio di parole uscite dalla bocca del ganzo di Firenze nella conferenza stampa all’uscita dal Quirinale e durante tutti i giorni della fase del suo incarico.
Le altre cose sono dichiarazioni di intenti, come sempre è avvenuto nella politica italiana, e per non andare troppo lontano basta ricordare le dichiarazioni del dimissionario Letta quando uscì anch’egli dalla porta del Quirinale e fece le stesse promesse di Matteo I, di cui gli italiani ancora attendono il verificarsi.

Il problema serio e grave è duplice: 1) bisogna capire bene quali saranno i contenuti dei provvedimenti che Renzi proporrà in concreto, 2) quali forze politiche approveranno questi provvedimenti e quale sarà il loro grado di condizionamento e di stravolgimento in sede di approvazione definitiva.
Anche Letta ha cercato di far approvare dal Parlamento alcuni provvedimenti utili per la causa della uscita della crisi. Ma quei pochi decreti legge che è riuscito a far approvare, al momento del voto finale sono usciti completamente stravolti, snaturati e vi sono state messe dentro norme che non c’entravano nulla e che servivano a vanificare la bontà degli obiettivi per i quali quel decreto era stato pensato. E’ una tecnica parlamentare ben collaudata, che ha reso nel passato e rende vana la funzione dei parlamentari che, non potendo più discutere del merito dei provvedimenti, si limitano a chiedere favori per i loro elettori e le categorie che li rappresentano.
Come farà Renzi a superare questa prassi consolidata del funzionamento del Parlamento con i suoi alleati di oggi sembra un vero busillis. Subito dopo la sua conferenza stampa di ieri è apparso Napolitano il quale ha raccontato agli italiani che il colloquio era durato due ore e mezza non a causa di una discussione tra lui e il ganzo di Firenze sulla composizione del governo, bensì perché Renzi ha dovuto contrattare per telefono fino all’ultimo minuto dentro la stanza del presidente la composizione del governo con coloro che lo dovranno sostenere in Parlamento, mentre Napolitano si dedicava ad attività di routine! E nel contempo Matteo Twittava cercando di rassicurare gli italiani che attendevano con ansia scrivendo “vengo, vengo…”! Pensate a quale grado di serietà siamo ridotti.
Tutti sanno che dietro Matteo I ci sono i poteri forti non solo italiani che vigilano per non consentire che l’uscita dall’Italia dalla crisi sia fatta pagare a loro. Dalla confindustria, alle banche, dall’Europa della finanza agli USA di Obama e &, alle multinazionali delle fonti energetiche ecc…che, se l’Italia deve uscire dalla crisi, vogliono che a pagarla sia solo il ceto medio italiano, già soffocato dalla tasse di ogni genere e da una burocrazia che la opprime e ne depotenzia le possibilità, condannando i loro figli alla disoccupazione o al trasferimento all’estero. Questi sono i fatti reali che condizioneranno Renzi che, se vuole produrre fatti concreti, li deve contrattare con costoro che lo hanno sostenuto nella sua ascesa e che ora si presenteranno all’incasso.
Del resto se andiamo a vedere bene i nomi del suo governo, ci sono facce giovani si, ma la provenienza di alcuni di loro non è molto lontana da questi ambienti.
Pensate che questi poteri forti si faranno condizionare dalle facce giovanili del suo governo? E’ un bel credere, non vi pare?
Auguri Matteo I! Malgrado tutto vogliamo sperare che il tuo governo sia migliore di quelli che ci ha regalato la classe politica in questi ultimi trenta anni. Staremo a vedere e speriamo che la tua “velocità diversa” ci smentisca.

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About Gianfranco Paris

Avvocato e giornalista reatino, direttore del periodico indipendente "Mondo Sabino".