Ritel: la logica fine di un inciucio

Scrivere della Ritel suscita un vago senso di rifiuto per quello che è la politica oggi. Scrivo da anni, cioè...

Scrivere della Ritel suscita un vago senso di rifiuto per quello che è la politica oggi. Scrivo da anni, cioè da quando l’Alcatel annunciò che avrebbe smantellato lo stabilimento reatino, che sarebbe finita male. Le tappe sarebbero state quelle di sempre.
Manifestazioni iniziali capeggiate da politici locali e sindacalisti, tavoli ministeriali, regionali o quant’altro per concertare il da farsi, deputato, senatore, sindaco, presidente della provincia e consiglieri regionali pronti a garantire che alla fine il problema della continuazione sarà risolto, intervento del gran mago sottosegretario di Berlusconi, ormai protettore della città di Rieti in concorrenza con S. Antonio, presidi di lavoratori davanti ai cancelli e poi alla fine il fallimento.
Questa volta però c’è stata una variante: Cicolani e Melilli, i due mammasantissima di Poggio Moiano, di comune accordo sponsorizzarono una cordata di imprenditori reatini che avrebbe consentito all’azienda di andare avanti dopo aver rilevato le strutture di via Salaria per L’Aquila, come ebbe a ricordare qualche mese fa Alberto Paolucci su Il Tempo di Rieti.
E mi sono ritrovato un appunto che anni fa lessi su Il Tempo di Rieti, a firma Paolo Di Lorenzo, che certi Pacione e Longhi, padroni della Ritel, fossero in amicizia con Melilli che perciò curava pubblicamente i loro interessi.
A Rieti infatti i due signori non godevano di buona fama a causa di precedenti poco lusinghieri. Perfino il Vescovo manifestò la sua contrarietà, ma essi smentirono il loro coinvolgimento, salvo riemergere come padroni dell’Industrial Group dopo il passaggio dello stabilimento da Alcatel a Ritel.

Dopo di che è iniziato il balletto delle promesse. Pacione e Longhi non avevano alcun progetto industriale, né capacità né intenzione di investire soldi nell’azienda e si accontentarono solo di sfruttare le commesse di Alcatel. Ma come era logico prevedere, prima o poi esse sarebbero terminate e così è accaduto. A questo punto gli imprenditori reatini pensavano all’intervento dello Stato, come fanno in Italia tutti gli imprenditori da quando hanno metabolizzato l’idea del ricatto dei posti di lavoro.
Ai lavoratori non restava altro che protestare e fare presidi. Ma i soldi lo Stato per questo tipo di operazioni al ricatto non li ha più e, siccome la cordata degli imprenditori reatini i soldi non ce li ha messi, la faccenda è finita a schifo.
Ora la gran commedia è finita, ma subito ne comincia una nuova. Ho letto un comunicato stampa del candidato sindaco del centrosinistra che i lavoratori sono stati illusi e “ora ne dovranno rispondere quelli che hanno detto di avere la soluzione in tasca in buona compagnia con chi ha svolto il ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio”.
Ma come sempre, in perfetto stile politichese, omette di fare nomi e cognomi con ciò favorendo l’oblio dei fatti e le sue attuali frequentazioni.
Infatti i responsabili dell’illusionismo sono Melilli, che è il principale sponsor della candidatura a sindaco di Petrangeli, e Cicolani in compagnia con Gianni Letta, il gran compare dei reatini che nei recenti tempi di Berlusconi avrebbe dovuto risolvere tutti i nostri problemi.
Sempre nel comunicato di Petrangeli si legge: “ Da parte mia l’impegno, come candidato sindaco, è quello di pensare ad una amministrazione comunale che non sia spettatrice di processi economici ma si impegni a promuovere lo sviluppo locale e mettere al centro della sua politica il lavoro e il superamento della precarietà” (sic!). Nessuna parola concreta sul passato e sul futuro. Evidentemente a sinistra la scuola di Vendola ha ormai permeato tutti di voli pindarici destinati a fare la fine di Icaro.
Aria fritta che più aria fritta non si può. Ma non ci si poteva aspettare altro da uno che oggi si presenta alle elezioni sponsorizzato da Melilli!
Quelli di Cicolani e del PDL, che sono parimenti responsabili e che sponsorizzano la candidatura di Perelli, almeno hanno avuto ed hanno il pudore di tacere. Ma la loro responsabilità è pari a quella di Melilli & C.
Intanto a Rieti le industrie del nucleo continuano a chiudere. E noi a maggio andremo a votare perché tutto cambi, ma niente cambi, come nel caso del Gattopardo.

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About Gianfranco Paris

Avvocato e giornalista reatino, direttore del periodico indipendente "Mondo Sabino".