Una strategia rinunciataria e perdente

Ho seguito con attenzione e curiosità in che modo e con quale strategia i rappresentanti degli enti locali della Sabina...

Ho seguito con attenzione e curiosità in che modo e con quale strategia i rappresentanti degli enti locali della Sabina si apprestano a reagire allo accorpamento della provincia di Rieti a quella di Viterbo.
In sintesi Melilli, Petrangeli & Sindaci dei comuni sabini sono convinti che l’unico modo per evitare l’inevitabile sia quello di protestare con manifestazioni pubbliche e resistere ad oltranza tutti uniti in attesa delle esecuzione della legge cercando di difendere quei servizi che i sindaci paventano siano soppressi. Non una proposta positiva che metta in evidenza una strategia che abbia come obiettivo il destino futuro del nostro territorio. Almeno io non ne ho sentita una.
Non è chi non veda come una tale strategia meriti l’appellativo di strategia rinunciataria e perdente.
Ma vediamo perché. In sostanza una tale posizione mira solo a sperare nel tempo. Allo stato delle cose è impensabile che il Governo faccia macchina indietro e torni sulla decisione.
L’unica cosa possibile potrebbe essere una deroga in sede parlamentare. Ma una cosa del genere scatenerebbe tutte le altre province soppresse, tra le quali certamente la nostra è una delle più carenti di protezione politica. E’ quindi impensabile che il Governo possa concedere una deroga per la provincia di Rieti.
E’ ormai chiaro che il Governo su questo decreto porrà la fiducia. Lo sanno tutti, compresi Melilli, Petrangeli & C. E pensate voi che il Parlamento potrà permettersi in questo momento politico di sconfessare il Governo per la decisione sulle province? Chi lo crede ha certamente le idee poco chiare su quel che accade in Italia.
E allora? L’unica speranza che rimane a questi rinunciatari è che si arrivi alle elezioni con la mancata applicazione della legge e, tornata l’Italia alla normalità dei noti partiti politici, si faccia in modo tale che salti tutta la mini riforma “partorita” dal Governo Monti e si torni alla situazione precedente.
Questo è quanto, c.v.d. (come volevasi dimostrare) direbbe il professore di matematica al termine della esposizione di un teorema.
Vista dall’esterno, la posizione del protestare e restare tutti uniti senza elaborazione di alcuna prospettiva futura non trova altra logica spiegazione.
Perché tutto questo? In primo luogo perché da noi di idee ne circolano veramente poche, in secondo luogo perché nessuno vuole prendersi la responsabilità di iniziative.

Ma c’è di più. C’è in gioco la perimetrazione dell’Area metropolitana di Roma. La vicinanza di Roma è un fatto negativo da sempre, fin dai tempi dell’antichità classica. Allora la Sabina, pur avendo giocato un ruolo importante nella fondazione della città eterna, fu integrata nella grandezza romana e se ne perse quasi la memoria. Tanto che ancor oggi è molto difficile ricostruire la storia dell’antico popolo dei Sabini, una specie di illustre sconosciuto tra i popoli dello stivale prima di Roma.
Roma è al centro dell’attenzione della politica nazionale. A Roma sono concentrati gli interessi nazionali più importanti. Nell’immaginario di questi interessi il territorio del Lazio diventa la necessaria valvola di sfogo di tutto, soprattutto di tutto ciò che di negativo consegue allo sviluppo urbanistico di una megalopoli.
Furono questi interessi a bloccare l’applicazione della legge sul riordinamento degli enti locali del 1990 che conteneva le linee generali per un equo riequilibrio del territorio.
Fu il vice sindaco di Roma Walter Tocci che andava in giro a dire che Roma aveva bisogno di respiro, furono i dirigenti nazionali di tutti i partiti a fermare le ipotesi di riassetto suggerite dai politici locali, con le buone e con le cattive.
Risuona ancora nelle loro orecchie la minaccia di non farli più eleggere. Oggi quella minaccia si trasforma nella promessa di carriera o di protezione. Solo così si può capire il perché tutti costoro, messi insieme, non siano capaci di elaborare una strategia propositiva nei confronti del nostro territorio. Tutto deve rimanere così perché tutto il territorio della provincia di Rieti deve essere incluso nell’area metropolitana di Roma. E i sintomi di questa prospettiva ci sono tutti.
Ho sentito ad esempio il sindaco di Paganico Sabino Clemente Dominici, che negli anni novanta era un convinto assertore che l’area metropolitana di Roma doveva essere limitata fino a Settebagni, affermare ora che la migliore soluzione è l’accorpamento di tutta la Sabina alla città eterna.
Oh..Clemente, Clemente! Che i reatini debbano finire i loro giorni come “borgatari”, è veramente troppo, non ti pare? Ti ricordi quante volte abbiamo parlato di questo, ti ricordi della ipotesi elaborata dalla CISL di Giorgio Rossi, alla quale avevi dato il tuo contributo e da te tanto sostenuta? Diceva esattamente il contrario. Ma i Sabini hanno la memoria corta!
Chi vuole la può leggere e scaricare gratuitamente dal libro “Almanacco di fine millennio” dal sito www.mondosabino.it – Capitolo V.
Intanto in mancanza di idee e di proposte formulate da chi dovrebbe, qualcosa sta maturando in alternativa. Ha preso corpo il Comitato per un referendum pro passaggio in Umbria che giovedì 15 novembre terrà un convegno a Terni e che il 21 inizierà la raccolta delle firme.
Un tema che merita di essere approfondito e che sono certo appassionerà molto la cittadinanza. Ma di questo avremo modo di parlare nei prossimi giorni.

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About Gianfranco Paris

Avvocato e giornalista reatino, direttore del periodico indipendente "Mondo Sabino".